Salta al contenuto

Quasi 50 imputati a processo per un traffico di droga durato tre anni e del valore di 6 milioni di euro nel quartiere Matonge di Bruxelles

L’indagine ha fatto risalire il traffico di cannabis, cocaina e MDMA, gestito attraverso due centri commerciali a Ixelles, a un capo che sta già scontando una pena di 22 anni per omicidio

colposo. Questa settimana a Bruxelles si è aperto un importante processo che coinvolge 46 imputati accusati di gestire un’organizzazione di spaccio di droga con base in due centri commerciali nel quartiere Matonge della città, un caso che, secondo i pubblici ministeri, avrebbe fruttato oltre 6 milioni di euro in circa tre anni e mezzo di attività. Il processo è iniziato il 15 settembre 2026 presso l’edificio Justitia di Bruxelles, un complesso giudiziario situato negli ex edifici della NATO, a seguito di un’indagine che, partendo da normali controlli di polizia in strada, si è trasformata in uno dei procedimenti giudiziari in materia di droga più vasti che il distretto abbia visto negli ultimi anni.

Secondo la Procura di Bruxelles, la rete spacciava cannabis, cocaina e MDMA/ecstasy dalla Galerie Matonge e dalla vicina Galerie Vendôme, due gallerie commerciali coperte nel quartiere di Matongewijk, nel comune di Elsene/Ixelles. Matonge è uno dei quartieri più noti di Bruxelles, strettamente legato alla diaspora congolese e, più in generale, a quella dell’Africa centrale presente in città, e da anni è anche noto, come ha sottolineato la Procura di Bruxelles nei commenti sul caso, per lo spaccio di droga che causa disagi ai residenti locali. Il processo mira a chiudere un capitolo specifico e ben documentato di tale problema, piuttosto che affrontare il fenomeno nel quartiere nel suo complesso.

Secondo gli investigatori, l’operazione è durata dal marzo 2022 fino allo smantellamento della rete, avvenuto il 3 novembre 2025 nel corso di una serie di retate, quando la polizia ha effettuato perquisizioni simultanee in 25 luoghi in tutto il Paese. Il caso non è nato come un’unica indagine mirata sulla criminalità organizzata. Al contrario, secondo i pubblici ministeri, è nato da oltre 120 singoli controlli di polizia e interventi su piccola scala all’interno e nei dintorni delle gallerie di Matonge, episodi che sono stati gradualmente collegati e consolidati in quella che è diventata un’indagine penale formale su una rete organizzata, piuttosto che una serie di casi isolati di spaccio di strada.

Le 46 persone attualmente sotto processo sono accusate di aver ricoperto diversi ruoli all’interno dell’organizzazione. I documenti processuali descritti da VRT NWS indicano che alcuni imputati gestivano i depositi in cui venivano conservate le sostanze stupefacenti prima della vendita, altri erano responsabili della fornitura del prodotto agli spacciatori di strada, mentre altri ancora tenevano la contabilità dell’operazione, il che suggerisce una divisione strutturata del lavoro tipica delle reti organizzate di traffico di droga su larga scala, piuttosto che un insieme informale di spacciatori indipendenti. Secondo i pubblici ministeri, il fatturato totale generato dalla rete nel periodo oggetto dell’indagine ammonta a oltre 6 milioni di euro.

Al centro del caso c'è un uomo di 35 anni del comune di Etterbeek, a Bruxelles, identificato nei resoconti con le iniziali M.B., che i pubblici ministeri descrivono come il capo dell'organizzazione. Non è la prima volta che comparisce davanti ai tribunali di Bruxelles: nel 2024 è stato condannato in un altro procedimento a 22 anni di reclusione per omicidio colposo (doodslag). Il fatto che ora sia sotto processo come presunto capo di una rete di traffico di droga da svariati milioni di euro, mentre sta già scontando una lunga pena per un reato violento, ha accresciuto la portata e la visibilità dell’attuale procedimento.

Il processo stesso, dato il numero degli imputati, dovrebbe protrarsi per una lunga serie di udienze presso il complesso Justitia, che è stato appositamente riadattato per gestire proprio questo tipo di casi di criminalità organizzata con un numero elevato di imputati. Negli ultimi anni, la procura di Bruxelles ha fatto sempre più ricorso a questa sede proprio per processi su larga scala relativi al traffico di droga e alla criminalità organizzata, il che riflette sia il numero degli imputati sia la complessità delle prove — tra cui documenti contabili, materiale di sorveglianza e testimonianze raccolte nel corso di oltre tre anni di indagini — che devono essere presentate in tribunale.

Il caso è degno di nota anche per ciò che rivela su come reti di distribuzione di droga su larga scala possano operare per anni all’interno di locali commerciali di uso quotidiano e ben visibili, nel cuore di una grande capitale europea. La Galerie Matonge e la Galerie Vendôme sono normali gallerie commerciali, piene di negozi, saloni di parrucchiere, ristoranti e altre piccole attività al servizio della comunità locale; i pubblici ministeri sostengono che, all’interno di quello stesso tessuto commerciale, una rete organizzata gestisse contemporaneamente un’attività di stoccaggio, approvvigionamento e vendita del valore di milioni di euro, passata in gran parte inosservata fino a quando l’accumularsi di singoli controlli di polizia nel corso di mesi non si è trasformato in una vera e propria indagine penale.

Per gli abitanti di Matonge, il caso verrà probabilmente interpretato come una conferma delle lamentele di lunga data relative allo spaccio di droga e alle sue ripercussioni sulla vita quotidiana nel quartiere, anche se il processo stesso si concentra esclusivamente sulla responsabilità penale dei 46 imputati piuttosto che sulla questione più ampia dei disagi legati alla droga nella zona. La Procura di Bruxelles ha dichiarato di considerare il caso come un test significativo della propria capacità di costruire procedimenti penali contro la criminalità organizzata sulla base dei dati raccolti dalle forze dell’ordine a livello di strada, un modello che potrebbe influenzare il modo in cui reti simili saranno oggetto di indagini e procedimenti penali in altre zone della città in futuro.

Con il proseguire del processo, sono previste ulteriori udienze per esaminare i ruoli specifici dei singoli imputati all’interno della rete, la portata dei documenti contabili sequestrati durante le perquisizioni del novembre 2025 ed eventuali ulteriori capi d’accusa relativi al riciclaggio dei proventi generati dall’operazione. Non è stato ancora emesso alcun verdetto e, data la portata del caso — che coinvolge quasi 50 imputati — si prevede che il procedimento proseguirà per un periodo di tempo considerevole.