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"Operazione Money Cat": i procuratori dell'UE smantellano una rete sospettata di frode IVA da 60 milioni di euro che coinvolge Belgio, Germania e Francia

La Procura europea effettua due arresti e conduce venti perquisizioni dopo aver rintracciato fatture fittizie e flussi di denaro verso la Cina e la Turchia

. La Procura europea (EPPO) ha reso nota un’indagine transnazionale, nome in codice «Operazione Money Cat», su un presunto schema di frode fiscale relativo all’imposta sul valore aggiunto stimato in circa 60 milioni di euro, che coinvolge attività commerciali in Belgio, Germania e Francia. Il 16 settembre 2026 sono stati arrestati due indagati e sono state perquisite contemporaneamente venti abitazioni e sedi aziendali in Germania e in Belgio, mentre gli investigatori intervenivano per acquisire prove e smantellare una rete che, secondo i pubblici ministeri, utilizzava schemi di «operatore mancante», società di comodo e fatture fittizie per sottrarre gettito fiscale ad almeno tre Stati membri dell’UE.

Secondo l’EPPO, l’indagine verte su un’organizzazione criminale composta da nove soggetti identificati, accusati di aver orchestrato quello che nelle indagini sulle frodi IVA è noto come schema del “commerciante fantasma” o schema “carosello”: beni o servizi vengono fatturati e trasferiti tra una catena di società, almeno una delle quali scompare senza mai pagare l’IVA dovuta, mentre altre società a valle della catena recuperano tale IVA come se fosse stata effettivamente pagata. Gli investigatori sostengono che la rete sia andata oltre uno schema carosello convenzionale, emettendo fatture per beni e servizi che non sono mai stati effettivamente forniti — fatture esistenti solo sulla carta per generare una traccia documentale di scambi commerciali apparentemente legittimi.

I pubblici ministeri stimano che il valore delle fatture fraudolente emesse dal solo principale indagato della rete abbia superato gli 11 milioni di euro, una cifra che gli investigatori descrivono come distinta — e inferiore — al danno fiscale totale stimato di circa 60 milioni di euro attribuito alle attività della rete nel suo complesso. Tale divario riflette il funzionamento tipico della frode «carosello» IVA: un volume relativamente modesto di fatture falsificate può essere utilizzato per giustificare e legittimare richieste di rimborso IVA in una rete di transazioni molto più ampia, moltiplicando il danno arrecato alle autorità fiscali nazionali ben oltre il valore nominale di ogni singolo documento fraudolento.

Secondo gli investigatori, il principale sospettato della rete risiede in Germania e sarebbe accusato di aver utilizzato diverse società registrate in Francia e in Belgio per mettere in atto il sistema fraudolento, approfittando delle norme sul commercio transfrontaliero all’interno del mercato unico dell’UE — norme che sono proprio quelle che rendono possibile la frode a carosello sull’IVA e che, storicamente, difficili da individuare e perseguire autonomamente da parte delle singole autorità fiscali nazionali. Proprio questo carattere transfrontaliero è uno dei motivi principali per cui l’EPPO, l’organismo indipendente dell’UE incaricato di perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, ha deciso di occuparsi del caso anziché lasciarlo nelle mani di una singola autorità nazionale.

Una volta recuperata fraudolentemente l’IVA, secondo l’accusa i proventi venivano riciclati attraverso un ulteriore processo deliberatamente opaco: il denaro veniva trasferito tramite bonifici bancari internazionali su conti in Cina e in Turchia, quindi convertito in contanti e ridistribuito all’interno della rete criminale. Questa catena di riciclaggio — che fa transitare i fondi attraverso giurisdizioni al di fuori dell’UE prima di restituire il valore agli organizzatori sotto forma di contante — è uno schema che, secondo gli investigatori, ha lo scopo di interrompere la traccia di audit che altrimenti consentirebbe alle autorità di risalire ai beneficiari finali dell’IVA recuperata in modo fraudolento.

Le perquisizioni del 16 settembre, che hanno interessato venti abitazioni e locali commerciali in Germania e in Belgio, sono state condotte con il coinvolgimento della polizia federale belga, tra cui l’unità federale per la criminalità informatica, una brigata cinofila e l’unità anticorruzione belga, che hanno collaborato con le autorità tedesche della Renania Settentrionale-Vestfalia. Nell’ambito dell’operazione, gli investigatori hanno sequestrato beni per un valore stimato di circa 300.000 euro, tra cui contanti, orologi di lusso, borse di marca e veicoli — ovvero il tipo di beni spesso utilizzati dalle reti organizzate di frode per convertire il denaro illecito in forme di valore più facilmente trasportabili o occultabili.

Due dei nove indagati identificati sono stati arrestati come conseguenza diretta dell’operazione del 16 settembre; gli altri soggetti collegati alla rete sono tuttora oggetto di indagine. L’EPPO non ha divulgato ulteriori dettagli identificativi sugli indagati, in linea con la sua prassi abituale fintantoché le indagini sono in corso e prima che venga formalmente emesso un atto di accusa. Il caso si aggiunge a un elenco sempre più lungo di indagini su frodi IVA su larga scala condotte dall’EPPO da quando ha iniziato a operare, riflettendo la portata del problema che, secondo le stime, la frode IVA nell’UE rappresenta ogni anno per le finanze pubbliche degli Stati membri, concome quello smascherato nell’operazione «Money Cat» sono considerati tra le forme di frode più dannose e più difficili da individuare.

Per quanto riguarda specificamente il Belgio, il caso è degno di nota sia per il coinvolgimento diretto di società registrate in Belgio nella presunta frode, sia per la varietà di unità specializzate della polizia federale belga — dagli investigatori sulla criminalità informatica all’unità dedicata alla lotta alla corruzione — mobilitate a sostegno dell’operazione guidata dall’EPPO. Ciò sottolinea come le indagini sui reati finanziari ed economici si estendano sempre più contemporaneamente su diverse giurisdizioni e come le strutture di perseguimento penale a livello dell’UE, quali l’EPPO, vengano utilizzate per perseguire reti che le singole autorità nazionali avrebbero altrimenti difficoltà a smantellare agendo da sole.

L'indagine rimane aperta. L'EPPO ha precisato che non si possono escludere ulteriori perquisizioni, arresti o sequestri di beni, poiché proseguono le indagini volte a fare luce sulla portata complessiva delle attività della rete in Belgio, Germania e Francia.