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LA POLIZIA NAZIONALE SMANTELLA UNA RETE ALBANESE DI TRAFFICO DI COCAINA CHE TRASPORTAVA 2,7 TONNELLATE A ALTA VELOCITÀ DALLA COSTA DEL SOL ALLA CATALOGNA

La Polizia Nazionale spagnola (Policía Nacional) ha smantellato una cellula appartenente a un’organizzazione criminale albanese che utilizzava flotte di veicoli ad alta potenza, guidati a velocità superiori ai 200 km/h, per trasportare carichi di cocaina del peso di diverse tonnellate lungo un corridoio che va dalla Costa del Sol a Barcellona. Secondo i dettagli resi noti dalla Polizia il 18 settembre 2026, l’operazione ha portato all’arresto di 15 persone, 12 delle quali sono state successivamente sottoposte a custodia cautelare dal giudice istruttore.

Il caso ha avuto inizio nel 2025, quando gli investigatori hanno individuato un gruppo operante nella provincia di Málaga che riceveva ingenti partite di cocaina e le ridistribuiva in tutta la Spagna e nel resto d’Europa. Il gruppo è descritto dalla polizia come di origine albanese, una delle numerose organizzazioni di questo tipo che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nel traffico di cocaina in Spagna, operando a fianco di — e in alcuni casi rifornendo direttamente — reti spagnole, balcaniche e latinoamericane.

Gli investigatori hanno accertato che l’organizzazione utilizzava una rete di società di copertura nel settore automobilistico per mascherare le proprie operazioni logistiche. I veicoli venivano acquistati tramite prestanome, immatricolati a nome di terzi senza alcun legame apparente con il gruppo e poi utilizzati per gestire convogli ad alta velocità che trasportavano carichi di droga tra i punti di raccolta e quelli di distribuzione. Secondo gli agenti, questa tattica era volta a seminare gli inseguitori e a rendere più difficile ricondurre i singoli veicoli alla leadership dell’organizzazione, poiché gli uomini alla guida delle auto e i proprietari intestatari erano raramente le stesse persone.

Il sequestro più importante effettuato dalla rete è avvenuto il 10 aprile 2026, quando una serie di retate coordinate in diversi comuni della provincia di Málaga — tra cui Estepona, Marbella e Churriana — e a Pilar de la Horadada, nella vicina provincia di Alicante, hanno portato al sequestro di 1.434 chilogrammi di cocaina. Un secondo sequestro, altrettanto consistente, è seguito mesi dopo in un magazzino a Sant Just Desvern, alla periferia di Barcellona, dove gli agenti hanno recuperato 1.351 chilogrammi di cocaina. Complessivamente, i due sequestri hanno portato il totale della cocaina sequestrata nell’operazione a oltre 2.700 chilogrammi, uno dei più grandi sequestri relativi a una singola rete segnalati dalla polizia spagnola nel 2026. Gli agenti hanno inoltre rinvenuto circa 800 grammi di “tusi”, ovvero cocaina rosa, un cocktail di droghe sintetiche che sta diventando sempre più popolare nella scena festaiola spagnola e che viene spesso venduto a un prezzo superiore rispetto alla cocaina tradizionale.

Lo smantellamento della flotta della rete ha costituito di per sé una parte significativa dell’operazione. La polizia ha sequestrato direttamente 29 veicoli di lusso e ne ha sottoposti ad embargo altri otto in attesa dell’esito del procedimento penale, insieme a due motociclette che erano state utilizzate per la controsorveglianza e come ricognitori a capofila dei convogli di droga. Gli agenti hanno inoltre recuperato due armi da fuoco corte, oltre 13.800 euro in contanti, gioielli, orologi di lusso e partecipazioni in criptovalute, beni che secondo gli investigatori rappresentano i proventi delle attività di traffico di droga del gruppo e sono ora oggetto di procedimenti di confisca.

L’operazione è stata condotta grazie a una cooperazione internazionale coordinata da Europol, a testimonianza della natura transfrontaliera della catena di approvvigionamento della rete, che secondo gli investigatori si estendeva dalle regioni produttrici di cocaina del Sudamerica, passando per i centri logistici sulla costa meridionale della Spagna, fino ai mercati di ridistribuzione della Catalogna e del resto dell’Europa continentale. Il percorso descritto dalla polizia — che si snoda grosso modo dalla Costa del Sol, attraverso la zona dello Stretto di Gibilterra e risalendo verso l’Andalusia, fino ai magazzini nei dintorni di Barcellona — rispecchia uno schema che le autorità antidroga spagnole ed europee hanno segnalato ripetutamente negli ultimi anni: l’utilizzo della Spagna meridionale come punto di ingresso e stoccaggio per la cocaina destinata ai mercati più ricchi e con maggiore domanda situati più a nord e a est.

I gruppi della criminalità organizzata albanese sono diventati uno dei fenomeni criminali più sotto osservazione nel panorama del traffico di droga in Spagna. I servizi di intelligence della polizia hanno rilevato che tali reti combinano spesso la conoscenza del territorio e società di copertura spagnole con collegamenti logistici e finanziari che rimandano ai Balcani e alle regioni sudamericane da cui proviene la cocaina, consentendo loro di operare con un livello di professionalità — comunicazioni criptate, veicoli usa e getta, strutture proprietarie stratificate — che le ha rese più difficili da infiltrare rispetto ai gruppi di trafficanti più tradizionali, a conduzione familiare.

Delle 15 persone fermate in questo caso, le 12 che sono state poste in custodia cautelare devono rispondere di accuse relative al traffico di stupefacenti a danno della salute pubblica, e gli investigatori stanno continuando ad esaminare la struttura finanziaria della rete, comprese le società di copertura nel settore automobilistico, nel tentativo di stabilire l’entità complessiva dei suoi beni e di identificare eventuali membri rimanenti o cellule associate ancora latitanti. L’indagine rimane aperta e la polizia non esclude ulteriori arresti man mano che si procede con le indagini sulle tracce finanziarie e sulla proprietà dei veicoli.

Il caso si aggiunge a una serie di importanti sequestri di cocaina segnalati in tutta la Spagna nel mese di settembre 2026, a conferma del ruolo che il Paese continua a ricoprire come principale punto di ingresso in Europa per la cocaina proveniente dall’America Latina, nonché della crescente sofisticazione delle reti organizzate — sempre più multinazionali nella loro composizione — che ne gestiscono la successiva distribuzione in tutto il continente.